Per un insieme Olio degli Infermi

Nella Chiesa cattolica l’Olio degli Infermi è l’olio che viene utilizzato per amministrare il sacramento dell’unzione degli infermi.

Quest’olio viene benedetto insieme all’Olio dei Catecumeni ed al Crisma in ogni diocesi una volta all’anno il Giovedì Santo dal vescovo durante la messa crismale. Dopo la messa crismale viene distribuito ad ogni parrocchia.

Nelle parrocchie viene comunemente custodito insieme agli altri due oli.


Voci correlate

  • Unzione degli infermi

Prima composizione Legislature del Regno d’Italia/XVI Legislatura

  • Dal 10 giugno 1886 al 22 ottobre 1890.

Contents


Governi

  • Governo Depretis VIII

    • Dal 10 giugno 1886 al 4 aprile 1887
    • Presidente del Consiglio dei Ministri: Agostino Depretis
    • Composizione del governo:
  • Governo Depretis IX

    • Dal 4 aprile 1887 al 29 luglio 1887
    • Presidente del Consiglio dei Ministri: Agostino Depretis
    • Composizione del governo:
  • Governo Crispi I

    • Dal 29 luglio 1887 al 9 marzo 1889
    • Presidente del Consiglio dei Ministri: Francesco Crispi
    • Composizione del governo:
  • Governo Crispi II

    • Dal 9 marzo 1889 al 6 febbraio 1891
    • Presidente del Consiglio dei Ministri: Francesco Crispi
    • Composizione del governo:


Presidente della Camera dei Deputati

  • Giuseppe Biancheri

    • Dal 10 giugno 1886 al 3 agosto 1890


Presidente del Senato

  • Giacomo Durando

    • Dal 10 giugno 1886 al 16 novembre 1887
  • Domenico Farini
    • Dal 16 novembre 1887 al 22 ottobre 1890


Voci correlate

  • Legislature del Regno d’Italia

Aneddotica o Protesta dello stomaco

La protesta dello stomaco è la definizione data da Napoleone Colajanni ai moti milanesi del maggio 1898, che vennero ferocemente sedati dall’Esercito Italiano, agli ordini del generale Fiorenzo Bava Beccaris.

Contents


Situazione prima della sommossa

Milano all’epoca, con quasi mezzo milione di abitanti, era la seconda città italiana più popolata dopo Napoli ed era la capitale finanziaria della nazione: era la città più importante dove sperimentare nuovi modelli di una società semi-industrializzata in una fase cruciale di sviluppo ed emancipazione del ceto popolare guidato da un ceto borghese milanese colto e illuminato. Politici e sindacalisti di varie tendenze considerando la miseria di un gran numero di cittadini italiani pensarono che la situazione fosse matura per dare una svolta democratica alla politica nazionale: all’epoca solo una minoranza di cittadini benestanti aveva diritto al voto politico e i sindacati erano semplici associazioni tollerate nonché controllate dal governo ovviamente di tipo autoritario non essendo espressione di un libero voto a suffragio universale. La situazione nazionale era già problematica per la notevole disoccupazione e i bassi salari ma il fatto decisivo per il malcontento di massa fu l’aumento di costo del pane da 35 a 60 centesimi al chilo a causa degli scarsi raccolti agrari. Molti e competenti politici tentarono di organizzare la protesta in modo pacifico per poter ottenere dal governo le riforme democratiche ma il malessere popolare era tale che il movimentismo spontaneo di tendenza anarchica, radicale e socialista prevalse: pur non essendoci un progetto rivoluzionario, nel 1898 l’avversione popolare contro tutte le istituzioni statali e coloro che le rappresentavano toccò il suo apice nella storia d’Italia. Le prime rivolte popolari si verificarono in Romagna e Puglia il 26 e 27 aprile poi in tante città e paesi: nei tumulti morirono diversi rivoltosi. Il 2 maggio Firenze subì lo stato d’assedio così come Napoli due giorni dopo.


Le quattro giornate milanesi


Venerdì 6 maggio

Il 6 maggio 1898 verso mezzogiorno, alcuni agenti di polizia s’infiltrarono tra gli operai della Pirelli di via Galilei; approfittando della pausa pranzo, in fabbrica si aggiravano dei propagandisti che distribuivano volantini di protesta, su cui fra l’altro stava scritto che il governo era il vero responsabile della carestia che travagliava il Paese. La polizia arrestò sindacalisti e operai: dovette muoversi Filippo Turati, deputato dal 1896, per farli rilasciare quasi tutti e in questura ne restò solo uno. I lavoratori della Pirelli reclamarono la liberazione del compagno e la loro protesta ebbe la solidarietà delle maestranze di altre fabbriche cittadine. Al termine della giornata il braccio di ferro tra operai e poliziotti non era finito: verso sera, in risposta alla sassaiola di un gruppo di dimostranti, la polizia sparò qualche colpo; una compagnia di soldati, che si stava recando sul luogo per presidiare la zona, accorse e senza neanche sapere cosa stesse succedendo aprì il fuoco. Il bilancio fu di tre morti e numerosi feriti: rimasero uccisi due operai e un poliziotto nella battaglia tra operai e forze dell’ordine.


Sabato 7 maggio

La popolazione milanese reagì compatta: per il giorno seguente, 7 maggio, venne proclamato uno sciopero generale di protesta al quale la cittadinanza aderì in massa riversandosi nelle strade principali della città. Entrò in azione la cavalleria, il cui effetto venne però vanificato dalle barricate prontamente erette e dalle tegole lanciate dai tetti delle abitazioni.
Barricate furono innalzate a Porta Venezia, Porta Vittoria, Porta Romana, Porta Ticinese e Porta Garibaldi. Nel pomeriggio di quella stessa giornata, il governo, irremovibile nel vedere dietro i disordini una trama rivoluzionaria, decretò per Milano lo stato d’assedio, affidando i pieni poteri al generale Fiorenzo Bava Beccaris, che insediò sotto una tenda da campo, in piazza del Duomo, il suo quartier generale.


Domenica 8 maggio

L’8 maggio i cannoni entrarono in azione contro le barricate e la folla, composta come sempre anche da donne, vecchi e bambini. Il governo mobilitò un esercito di 20.000 soldati contro 40.000 civili che si difendevano dietro barricate lanciando solo pietre contro cannonate e fucilate: neanche gli austriaci comandati da Josef Radetzky erano così tanti e ben armati durante le cinque giornate di Milano inoltre si consideri che mezzo secolo prima i milanesi combattevano con fucili e pistole. L’ordine fu di sparare ad alzo zero quindi con la volontà scellerata di fare una carneficina: restarono uccise centinaia di persone e accanto ai morti si contarono oltre un migliaio di feriti più o meno gravi.


Lunedì 9 maggio

Il 9 maggio i militari continuarono a sparare a vista, obbedendo agli ordini, ma i rivoltosi milanesi continuarono a opporre resistenza con le barricate. Dopo che numerosi milanesi restarono uccisi e feriti, i bersaglieri espugnarono l’ultima barricata in zona di largo Foppa.


La carneficina

Le vittime della carneficina non son state quantificate dagli storici per diversi motivi. Il numero esatto delle vittime mai è stato precisato: le autorità di allora fissarono in un centinaio i morti e in circa 400 i feriti. Il governo diffuse i suoi dati ma ovviamente non era attendibile chi provocò il massacro; i giornali di opposizione esagerarono nei numeri a scopo propagandistico denunciando 800 morti; nel celeberrimo canto popolare ci si riferisce a mille caduti ma la cifra è da considerarsi una licenza poetica; la Croce Rossa fornì alcuni dati ma non ebbe il controllo totale nei soccorsi; molti familiari di morti e feriti non denunciarono i decessi né si avvalsero di strutture ospedaliere onde evitare le conseguenze della repressione. Tra i soldati si contarono due morti: uno si sparò accidentalmente e l’altro fu fucilato sul posto subito dopo essersi rifiutato di aprire il fuoco sulla folla.


Situazione dopo la sommossa


La repressione

Lo stato d’assedio venne mantenuto anche quando i milanesi erano stati ormai ridotti in condizioni di non nuocere. Tutti i giornali antigovernativi subirono la messa al bando e tanti furono gli arrestati anche tra i deputati parlamentari: tra gli altri subirono arresto Filippo Turati, Anna Kuliscioff, Andrea Costa, Leonida Bissolati, Carlo Romussi, Paolo Valera. Per la sanguinaria repressione a Bava Beccaris, soprannominato il macellaio di Milano dall’opinione pubblica, venne conferita la croce di Grande Ufficiale dell’ordine militare di Savoia: fatto che inasprì ancor più gli animi questo gesto inopportuno, in contrasto con il lutto pubblico.
Il capo del governo, Antonio di Rudinì, gli telegrafò: «Ella ha reso un grande servigio al Re e alla patria». Meno di un mese dopo, il 6 giugno 1898 il capo di stato ossia il monarca in persona mandava al Bava Beccaris il seguente telegramma: «Ho preso in esame le proposte delle ricompense presentatemi dal ministro della guerra a favore delle truppe da lei dipendenti e col darvi la mia approvazione fui lieto e orgoglioso di onorare la virtù di disciplina, abnegazione e valore di cui esse offersero mirabile esempio. A lei poi personalmente volli offrire di motu proprio la Croce di Grand’Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia, per rimeritare il grande servizio che Ella rese alle istituzioni ed alla civiltà e perché Le attesti col mio affetto la riconoscenza mia e della patria. Umberto».


Le conseguenze

Come sempre nella storia, ferocia chiama ferocia e sangue chiama sangue quindi l’odio del ceto popolare aumentò contro i governi del periodo successivo che non fecero alcunchè per riformare democraticamente il sistema politico-sociale. Numerosi disordini e tumulti si susseguirono in altrettanti comuni italiani sin la prima guerra mondiale; l’emigrazione italiana nel ventennio 1898-1918 toccò il suo massimo storico anche a causa del regime politico autoritario. Il 29 luglio del 1900, a Monza, Umberto I venne assassinato dall’anarchico Gaetano Bresci, che dichiarò esplicitamente di aver voluto vendicare i morti del maggio 1898 e l’offesa della decorazione a Bava Beccaris.


Bibliografia

  • Napoleone Colajanni, L’Italia nel 1898. Tumulti e reazione, Milano, Società editrice lombarda, 1898
  • Paolo Valera, Le terribili giornate del Maggio ‘98. Storia documentata, Milano, edizioni La Folla, 1905
  • Paolo Valera, La sanguinosa settimana del maggio ‘98: storia aneddotica e documentata, Genova 1907
  • Paolo Valera, I cannoni di Bava Beccaris, Milano 1966


Voci correlate

  • Fiorenzo Bava Beccaris
  • Umberto I di Savoia
  • Gaetano Bresci
  • Storia di Milano
  • Lista delle stragi avvenute in Italia

Alle più eterogenee Sindrome di West

La sindrome di West è una forma grave di epilessia che colpisce il bambino. Deve il suo nome ad un medico inglese del diciannovesimo secolo, il Dr. West, che la diagnosticò a sua figlia.

La sindrome di West costituisce oltre la metà delle epilessie che si manifestano nel primo anno di vita e generalmente si presenta tra i 4 e i 7 mesi. Si stima che colpisca circa 1 bambino su 150.000.

È caratterizzata da una triade sintomatica con spasmi muscolari in flessione o in estensione, con forte regressione mentale e con tracciato encefalografico particolare e desincronizzato (si designa l’aspetto del tracciato con il termine di ipsaritmia).

La sindrome si presenta essenzialmente in due forme, una sintomatica e una criptogenetica. Le cause alla base della malattia sono estremamente eterogenee ed includono anche fattori prenatali, tra cui malattie genetiche, cromosomopatie (ad esempio la sindrome di Down), malformazioni cerebrali.

La caratteristica manifesta della malattia è nell’evidenziarsi degli spasmi, i più caratteristici dei quali sono costituiti dal cosiddetto tic di Salaam, cioè da una flessione brusca, spesso della durata di pochi secondi, che assomiglia al saluto mussulmano (flessione del capo in avanti). Gli spasmi a volte si presentano isolati, altre volte in sequenza di dieci o più; possono presentarsi anche centinaia di volte in una giornata. Dal punto di vista clinico, gli spasmi sono caratterizzati da una brusca contrazione bilaterale solitamente di breve durata che coinvolge gran parte della muscolatura del corpo.

È segnalata una mortalità fino al 30%; nei casi non curati, dopo il primo anno di vita la malattia tende ad evolvere verso l’encefalopatia epilettica intrattabile associata a ritardo mentale.
Attualmente i farmaci principali per la malattia sono il Vigabatrin e l’ACTH.


Bibliografia

  • Michel Godfryd. West (sindrome di), in Dizionario di psicologia e psichiatria. 1a ed. Roma, Newton Compton editori (collana Il sapere - Enciclopedia tascabile Newton - Sezione di scienze umane - 18), 1994. p. 93. ISBN 88-7983-487-8. (pubblicato nel periodico settimanale “Tascabili Economici Newton” del 4 giugno 1994)


Voci correlate

  • Sindrome

Musica Tremolo (musica)

In musica, il tremolo è la variazione periodica dell’ampiezza (intensità) di un suono.

Spesso usato come registro per il recitativo degli organi, allo scopo di fornire un timbro malinconico all’esecuzione.


Voci correlate

  • Vibrato
  • Riverbero
  • Delay
  • Chorus
  • Flanger
  • Phaser
  • Pitch shift
  • Leslie

Musica Grave (musica)

Grave in musica è un indicazione di tempo, lento e quasi marziale.

Solitamente si trova all’inizio della composizione perché viene usato come introduzione lenta di contrasto al tempo veloce che lo segue.

Grave è anche alla stesso tempo un indicazione d’espressione e di approccio allo strumento musicale.

Grave può anche indicare un suono basso (ovvero di bassa frequenza).


Voci correlate

  • Acuto

Musica Cronologia della musica 1900-1929


1920

  • Il fisico russo Leon Theremin inventa il theremin, primo strumento musicale elettronico conosciuto.


Lutti

  • 29 novembre: Giacomo Puccini, 66 anni di tumore alla gola


Voci correlate

  • Anni 1900
  • Anni ‘10
  • Anni ‘20

Musica Tea - a mirror of soul

Tea: A mirror of soul è un’opera lirica in tre atti, composta nel 2002, con libretto scritto in inglese da Xu Ying e Tan Dun e musica di quest’ultimo. La musica è scritta per orchestra e strumenti di carta, ceramica e pietra.

Commissionata da Suntory Hall, a Tokyo è andata in scena la prima mondiale il 22 ottobre 2002. La prima negli Stati Uniti è stata il 21 luglio 2007 al Santa Fe Opera in Santa Fe, New Mexico.

I personaggi sono:

  • Seikyo - Monaco giapponese
  • Lan - Principessa cinese
  • Principe - Principe cinese
  • Imperatore - Padre di Lan
  • Lu - Ombra

Musica Organo positivo

Positivo è un piccolo organo senza pedaliera con un solo manuale appogggiato ad un tavolo o al pavimento. È impiegato soprattutto a livello domestico o in piccole chiese come accompagnamento al canto liturgico. Ha un solo registro di flauto. Questo strumento è caratterizzato da una considerevole versatilità del suolo e talvolta si trova nelle grandi chiese accanto all’organo principale, dando la possibilità all’organista di usare entrambi gli strumenti a seconda delle necessità.
In Germania è conosciuto come Rückpositiv mentre nel mondo anglosassone viene indicato come choir organ.

Musica Forte (musica)

La parola forte in musica indica una coloratura, cioè l’intensità di una nota o di una frase musicale.

Durante l’esecuzione, il musicista tende a differenziare le varie frasi mediante l’utilizzo di questa tecnica per rendere più gradevole l’ascolto.

La parola forte non indica un’intensità assoluta ma è relativa alla presenza di altri coloriti ed alla sensibilità dell’esecutore.

1812 Bandiera cilena

La bandiera del Cile è formata da due bande orizzontali di uguali dimensioni, quella superiore è bianca e quella inferiore è rossa; sulla banda bianca, dal lato dell’asta, è presente un quadrato blu con una stella bianca a cinque punte al suo interno.

Il protocollo stabilisce che la bandiera può essere issata in orizzontale o in verticale, ma la stella deve sempre trovarsi nell’angolo in alto a sinistra.

I significati dei colori sono:

  • Rosso: rappresenta il sangue dei patrioti che combatterono per l’indipendenza.
  • Bianco: rappresenta la neve delle Ande.
  • Blu: rappresenta il blu del cielo e il mare (oceano Pacifico)
  • la stella: sottolinea il fatto che il Cile è una repubblica unitaria e non una repubblica federale.

Nota: la bandiera cilena è simile a quella del Texas.


Bandiere storiche


Voci correlate

  • Bandiera
  • Cile
  • Stemma del Cile

Quattro tromboni composti La donna del lago

La donna del lago è un’opera lirica di Gioachino Rossini su libretto di Andrea Leone Tottola.

Il soggetto fu tratto dal poema The Lady of the Lake di Walter Scott (1810).
La prima rappresentazione ebbe luogo il 24 ottobre 1819 al teatro San Carlo di Napoli.

Contents


Organico orchestrale

La partitura di Rossini prevede l’utilizzo di:

  • 2 flauti (anche ottavini, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti
  • 2 corni (4 per l’aria di Douglas scritta da un collaboratore di Rossini), 2 trombe, 3 tromboni
  • timpani, grancassa, piatti, triangolo
  • arpa
  • archi

Da suonare internamente:

  • 6 corni
  • Banda musicale
    • banda prima

      • 5 clarinetti
      • 9 trombe, 3 tromboni
    • banda seconda
      • ottavino, quartino, 3 clarinetti,2 fagotti
      • 2 corni, 4 trombe, 2 tromboni, serpentone, granbassi
      • grancassa


Brani celebri


Atto primo

  • O mattutini albori, cavatina di Elena
  • Mura felici… Elena! oh tu che chiamo!, recitativo e cavatina di Malcolm
  • Vivere io non potrò, duettino di Elena e Malcolm
  • Qual rapido torrente….eccomi a voi miei prodi, coro e cavatina di Rodrigo


Atto secondo

  • Oh fiamma soave, cavatina di Uberto
  • Ah si pera: ormai la morte, aria di Malcolm
  • Aurora! ah sorgerai!, canzoncina di Malcolm
  • Tanti affetti in tal momento, rondò finale di Elena


Voci correlate

  • Dama del Lago

Musica Bratsch (gruppo)

Bratsch è un gruppo musicale francese d’influenza jazz e allo stesso tempo tzigana. Fondato nel 1972 ad opera di Dan Gharibian e Bruno Girard.

Contents


Storia


Formazione

  • Dan Gharibian : chitarra, bouzouki
  • Bruno Girard : violino, viola
  • Pierre Jacquet : contrabbasso
  • Nano Peylet : clarinetto
  • François Castiello : fisarmonica


Discografia

  • 1976 : Musique de partout
  • 1978 : J’aime un voyou, maman
  • 1981 : Live à la Potinière
  • 1989 : Notes de voyages
  • 1990 : Sans domicile fixe
  • 1992 : Transports en commun
  • 1994 : Correspondances
  • 1994 : Le Mangeur de lune (colonna sonora dell’omonimo film di Dai Sijie)
  • 1996 : Ecoute ça chérie
  • 1998 : Rien dans les poches
  • 1999 : On a rendez-vous
  • 2001 : La vie, la mort, tout ça…
  • 2003 : Nomades En Vol
  • 2005 : 25 ans, ça s’fête (Disco venduto solo dopo il concerto)


Partecipazioni

  • 2000 : L’Ombre et la Demoiselle (Weepers Circus)


Collegamenti esterni

  • Sito ufficiale
  • intervista e estratti del concerto video

Chiamata così Hetérozygote Frederick W. True

Frederick William True (8 luglio, 1858-25 giugno 1914) fu un biologo americano, il primo curatore capo di biologia (1897-1911) al Museo Nazionale degli Stati Uniti, attualmente parte della Smithsonian Institution.

Nacque a Middletown, nel Connecticut, nel 1858. Nel 1878 ottenne il dottorato in scienze all’università di New York. Dal 1883 al 1897 True fu curatore dei mammiferi. La sua specialità erano i cetacei e la balena dal becco di True venne chiamata così in suo onore. Dal 1881 alla sua morte, nel 1914, fu anche strettamente associato alla Smithsonian Institution.


Collegamenti esterni

  • Frederick William True Papers

Di campionamento. Il termine Business

Il termine inglese business identifica in generale un’attività economica. Approssimantivamente può essere tradotto con il termine italiano affari.

Riferito ad un’azienda, nell’uso italiano il business definisce il tipo di attività svolta a produrre il fatturato. Nella lingua inglese, invece, il termine viene usato anche per indicare l’azienda stessa nel suo complesso.

Con il termine core business si intende l’insieme delle attività principali che contribuiscono maggiormente alla produzione del fatturato. Ad esempio, il core business di un’azienda automobilistica è produrre automobili. Il core business di un’azienda sanitaria è assistere e curare i pazienti.

Il termine ricorre in numerose espressioni inglesi utilizzate tal quali in italiano, per esempio:

  • Business center
  • Business continuity
  • Business intelligence
  • Business plan
  • Business unit

Musica Bratsch (gruppo)

Bratsch è un gruppo musicale francese d’influenza jazz e allo stesso tempo tzigana. Fondato nel 1972 ad opera di Dan Gharibian e Bruno Girard.

Contents


Storia


Formazione

  • Dan Gharibian : chitarra, bouzouki
  • Bruno Girard : violino, viola
  • Pierre Jacquet : contrabbasso
  • Nano Peylet : clarinetto
  • François Castiello : fisarmonica


Discografia

  • 1976 : Musique de partout
  • 1978 : J’aime un voyou, maman
  • 1981 : Live à la Potinière
  • 1989 : Notes de voyages
  • 1990 : Sans domicile fixe
  • 1992 : Transports en commun
  • 1994 : Correspondances
  • 1994 : Le Mangeur de lune (colonna sonora dell’omonimo film di Dai Sijie)
  • 1996 : Ecoute ça chérie
  • 1998 : Rien dans les poches
  • 1999 : On a rendez-vous
  • 2001 : La vie, la mort, tout ça…
  • 2003 : Nomades En Vol
  • 2005 : 25 ans, ça s’fête (Disco venduto solo dopo il concerto)


Partecipazioni

  • 2000 : L’Ombre et la Demoiselle (Weepers Circus)


Collegamenti esterni

  • Sito ufficiale
  • intervista e estratti del concerto video

Musica Kazuo Fukushima

Kazuo Fukushima (Tokyo 1930), compositore giapponese legato alla musica tradizionale del Giappone del teatro no (能) e del gagaku (雅楽), genere di musica orchestrale di corte.

Si formò da autodidatta avvicinandosi alla musica occidentale d’avanguardia ma mantenendo uno stretto rapporto con la musica tradizionale giapponese. Nel 1953 entrò nel gruppo sperimentale Jikken Kobo fondato da Toru Takemitsu e da Joji Yuasa .

Vedi musica giapponese.


Composizioni

Tra i suoi lavori spiccano:

  • Requiem per flauto solo (1956);
  • Mei per flauto solo (1962);
  • Hi-Kyo per flauto archi e percussioni (1964);
  • Shun-sa per flauto solo (1969);
  • Rai per flauto e pianoforte (1971);
  • Kashin per flauto di bamboo, biwa, contrabbasso e percussione (1973);

Musica Bratsch (gruppo)

Bratsch è un gruppo musicale francese d’influenza jazz e allo stesso tempo tzigana. Fondato nel 1972 ad opera di Dan Gharibian e Bruno Girard.

Contents


Storia


Formazione

  • Dan Gharibian : chitarra, bouzouki
  • Bruno Girard : violino, viola
  • Pierre Jacquet : contrabbasso
  • Nano Peylet : clarinetto
  • François Castiello : fisarmonica


Discografia

  • 1976 : Musique de partout
  • 1978 : J’aime un voyou, maman
  • 1981 : Live à la Potinière
  • 1989 : Notes de voyages
  • 1990 : Sans domicile fixe
  • 1992 : Transports en commun
  • 1994 : Correspondances
  • 1994 : Le Mangeur de lune (colonna sonora dell’omonimo film di Dai Sijie)
  • 1996 : Ecoute ça chérie
  • 1998 : Rien dans les poches
  • 1999 : On a rendez-vous
  • 2001 : La vie, la mort, tout ça…
  • 2003 : Nomades En Vol
  • 2005 : 25 ans, ça s’fête (Disco venduto solo dopo il concerto)


Partecipazioni

  • 2000 : L’Ombre et la Demoiselle (Weepers Circus)


Collegamenti esterni

  • Sito ufficiale
  • intervista e estratti del concerto video

Suoni registrati Suono sintetico

Si chiama suono sintetico un suono prodotto elettronicamente sia per sintesi additiva sia sottrattiva.

Nel primo caso le componenti acustiche sono costruite per progressiva accumulazione a partire da un reale o ipotetico suono sinusoidale. Nel secondo caso si parte da un suono già esistente e lo si priva di alcune componenti. Tale suono “deprivato” può essere a sua volta sia elettronico sia di strumento acustico sia ancora “naturale”, come accade per i campioni di suoni registrati e per la voce.

Le due sintesi, additiva e sottrattiva, possono cooperare insieme ai fini della definizione di un nuovo suono.

Musica Un segreto d’importanza

Un segreto d’importanza ovvero La faticosa vecchiaia di Wolfgang Amadeus Mozart è un’opera lirica in un atto su libretto di Lorenzo Arruga e musica di Sergio Rendine.

La prima esecuzione assoluta è avvenuta nel marzo 1992 all’Operà di Montecarlo, Principato di Monaco, da parte dell’Orchestre Philarmonique de Montecarlo diretta da Gianluigi Gelmetti.

Musica Cembalaro

Cembalaro è il termine che ha designato per secoli i costruttori di clavicembali. Rientrato nell’uso comune nel XX secolo, anche a seguito del revival degli strumenti originali e delle loro copie.

Da non confondersi con il clavicembalista, che invece è colui che suona il clavicembalo

Musica Orfeo ed Euridice (Naumann)

Orfeo ed Euridice (Orpheus og Eurydike) è un’opera lirica di Johann Gottlieb Naumann su libretto di Charlotta Dorothea Biehl liberamente basato su quello di Ranieri de’ Calzabigi messo in musica da Gluck.

La prima assoluta ebbe luogo a Copenaghen il 31 gennaio 1786, l’opera fu replicata per dodici sere.

Elettroacustica Paolo Tortiglione

Paolo Tortiglione (Napoli, 1965) è un compositore, informatico e didatta italiano.

Contents


Cenni biografici


Gli studi musicali

Paolo Tortiglione nasce a Napoli nel 1965. Dopo i primi studi di pianoforte, inizia presto gli studi di composizione ed organo presso il Conservatorio di San Pietro a Majella della sua città con Vincenzo De Gregorio, per proseguirli poi al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma con Arturo Sacchetti.

Dal 1985 al 1988 frequenta il Corso Superiore di Paleografia e Semiografia Musicale Rinascimentale presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma. Conseguito il magistero, si trasferisce al conservatorio di Milano dove si diploma a pieni voti in composizione, in polifonia vocale, in organo e composizione organistica ed in musica elettronica contemporaneamente agli studi di strumentazione per banda. Deve gran parte di tutte le sue conoscenze al suo maestro Azio Corghi per la composizione e a Giancarlo Parodi per l’organo, a Edoardo Farina per la polifonia vocale e ad Alvise Vidolin e Antonio de Sanctis per la musica elettronica.

Particolarmente formativi sono stati gli 11 anni di esperienza con Azio Corghi: dopo il diploma al conservatorio di Milano (1992) continua a studiare con lui fino al diploma di perfezionamento in composizione conseguito nel 1997 all’Accademia nazionale di Santa Cecilia di Roma.


Informatica ed arte

Fin da ragazzo si è profondamente interessato ai risvolti artistici delle più moderne teorie scientifiche ed informatiche. Cominicia nei primi anni ‘80 a studiare programmazione e sistemistica e, dopo aver collaborato con il centro di Musica elettronica Agon nei primi anni ’90, inizia ad essere regolarmente chiamato come docente di ICT da aziende come IBM, Lotus, Olivetti, Microsoft, HP, e persino da enti internazionali come l’ONU, oltre a imprese di sistemi multimediali su larga scala, portali musicali, sistemi broadband e broadcasting via internet e web. Per queste imprese ha realizzato, fra l’altro, sistemi di e-Learning per la musica elettronica e per la diffusione del materiale musicale in rete protetto da sistemi di codifica avanzata.

Attualmente Paolo Tortiglione insegna composizione e musica elettronica al conservatorio di Torino.


La musica

La musica di Paolo Tortiglione è una musica di ricerca e di innovazione linguistica, ma profondamente radicata ed ispirata alla migliore tradizione compositiva intesa come radicamento ed eredità di una solidissima tecnica che poggia le sue basi sullo studio della composizione dal contrappunto rinascimentale alle più recenti avanguardie strumentali ed elettroacustiche.

Ha composto principalmente musica elettronica, ma non mancano lavori per orchestra, per formazioni da camera, per il teatro e per il balletto: quest’ultima conta diverse rappresentazioni in vari teatri di Milano e Torino.

Suoi lavori, elettronici e strumentali, hanno ricevuto il primo premio in numerosi concorsi nazionali ed internazionali tra cui:

  • Livorno: IV° Concorso Nazionale di Composizione di “Castagneto Carducci” (1990)
  • Asti: IX° Concorso Nazionale di Composizione città di Belveglio (1991)
  • Atene, Ente Radiotelevisivo Ellenico: Olympia International Composition Prize (1991)
  • Bologna: Concorso Nazionale di Composizione Organistica di S.G.Persiceto (1992)
  • Trieste: I Concorso Internazionale di Composizione Organistica “Giulio Viozzi” (1993)
  • Trento: Concorso Internazionale di Composizione “Antonio Pedrotti” (1994)
  • Seattle (Washington) : The Esoterics International Composition Prize per coro a cappella (1995)
  • Miami (Florida): The XV University of Miami International Electronic Composition prize (1995)
  • Como: I° Concorso Internazionale di Composizione Traiettorie Sonore (1995)
  • Boston: ALEA III - XIV° International Composition Prize (1996)
  • Praga: JIHLAVA 1998 International Composition Prize (1998)
  • Chicago: Chicago University Electronic Composition Prize (2002)
  • Bombay (India): Bombay University Electronic Music Conference (2004)

Sue musiche sono state eseguite a Napoli, Roma, Assisi, Lecce, Milano, Torino, Trieste, Stoccolma, Atene, Boston, Seattle, Londra, Chicago, Miami, Edimburgo, Lugano, Sofia, Praga, eccetera, e radiotrasmesse dalla Radio Televisione Greca, dalla Swedish Radio, dalla Radio di Seattle, dalla Radio Svizzera e dalla RAI.


Composizioni principali


Musica da camera
  • Prospettive I per violino, flauto e pianoforte (1984)
  • Prospettive II per flauto, fagotto, vibrafono, marimba e pianoforte (1984)
  • Musiche in forma di improvvisazione per violoncello e pianoforte (1985)
  • Mutationes I per flauto basso e percussioni (1985-1986)
  • Chou per 5 percussionisti e live electronics (1987-1988)
  • Nemesis - Quartetto N°2 per archi (1990) - vincitore del premio Olympia International di Atene (1991) e del concorso di composizione di Livorno (1992). Pubblicato da Edipan
  • Variazioni sulla rosa per violino e pianoforte (1992) - vincitore del concorso Antonio Pedrotti di Trento (1992)
  • L’attimo rapito per violino, violoncello e pianoforte (1994-1995) - vincitore del concorso Traiettorie Sonore (Como 1995) e del Premio internazionale di Composizione ALEA III (Boston 1996). Pubblicato da Berben
  • Tre variazioni per quintetto di fiati (1995)
  • Persetteottoni! per ensemble di ottoni (tre trombe, due corni, due tromboni e tuba - 1997)
  • Alli quattro per 4 accordeon (1998) - pubblicato da Berben
  • Candor est lucis aeterne (in tre versioni):
    • per tromba, timpani ed organo (1998)
    • per tromba ed organo (1999)
    • per due organi (2002)
  • Ad un certo punto dopo la mezzanotte, riduzione pianistica della versione per grande orchestra (2002)


Computer Music
  • Dioxeya per computer e strumenti elettronici (1988)
  • Tre Aforismi Elettronici per Computer e Strumenti Elettronici (1989) (lavori segnalati al X Electron Music Festival di Stoccolma - 1991)
  • Musiche elettroniche per le scene del Ciclope di Euripide (1991)
  • Il passaggio d’Enea’ - per nastro magnetico solo
  • Echec - Balletto per tre danzatrici (1992)
  • Variazioni su un tema di Xenakis (1993) - per nastro solo
  • Studio 1 - sulle formanti - per nastro solo (1997)
  • Studio 2 - Metamorfosi - per nastro solo (1998)
  • Paesaggi - per oboe e live electronics in MAX (2002)


Musica per strumento solo (eventualmente con elettronica)
  • Omaggi per pianoforte (1983)
  • Ibis per clarinetto (1986)
  • Keras per fagotto (1988)
  • Toccata e Finale sopra “Laetus Iperboream“ per organo (1991) - vincitore dei concorsi di Trieste e Bologna (1992)
  • Il passaggio di Enea’ per oboe e nastro magnetico (1994) - vincitore del concorso internazionale di Composizione di Miami (1995)
  • Intermedio I “…WU” per sax alto (1995) - pubblicato da Berben
  • Intermedio II “…sulla Follia” per violino
  • Intermedio III “…in sommi ritardi” per mandolino


Incisioni

  • Etichetta Auditorium: CD-A9201
  • Etichetta EdiPan: CD-Pan3028
  • Etichetta Lira Classica: CD-L.R.052


Altre pubblicazioni

  • “La Musica Elettronica”’ in Musica - Copyright 2000 by Istituto Geografico De Agostini
  • Rapporti tra creatività e formalismo nella percezione dell’emozione(Relationship between creativity and formalism in the perception of emotion), in Nuova Civiltà delle Macchine, anno XVI, N. 1-2, 1998 (pagg.171-177) - Edizioni RAI-ERI
  • Intervista ad Antonio de Santis in Rivista Musicale Auditorium, anno II, N°4, I trim. 1990 (pagg.33-34) - Edizioni Auditorium
  • Azio Corghi: La musica su tre dimensioni in Rivista Musicale Auditorium, anno II, N°5, II trim. 1990 (pagg.25-28) - (con note sull’Opera e l’Elettronica in Blimunda)
  • Laboratorio di Informatica Musicale e Studio Agon in Rivista Musicale Auditorium, anno III, N°6, I trim. 1991 (pagg.52-54) - (con note sui luoghi della Musica Elettronica a Milano)
  • “De Natura Sonorum” di Bernard Parmegiani in Rivista Musicale Auditorium, anno III, n°7, II trim. 1991 (pag.34) - (con recensione del CD INA GRM 1990)
  • Musica Elettronica in Svezia in Rivista Musicale Auditorium, anno III, N°8, III trim. 1991 (pagg.45-46) - (con note sui luoghi della Musica Elettronica in Svezia)
  • Musica ed altri passatempi, in Rivista Musicale Auditorium, anno III, N°8, III trim. 1991 (pagg.26-35) - (con un dibattito sullo stato della musica contemporanea)
  • “The Euripide’s Ciclope” - Notes on the electronic music for the scene - Copyright 1991 by Teatro di Porta Romana - Milano
  • Riduzione in spartito dell’opera Divara di Azio Corghi - Copyright 1992 by G. RICORDI & C. - Milano
  • Riduzione in spartito dell’opera The tailor of Gloucester di Douglas Young - Copyright 1992 by G. RICORDI & C. - Milano
  • Research on the index of thematic catalog of composers in Computing in Musicology: a directory of Research, volume 5 - 1989 - Center for Computer Assisted Research in the Humanities - Stanford University, California.
  • “FLUXUS”: a project for a complete computer music workstation in Computing in Musicology: a directory of Research, Volume 8 - 1992 - Center for Computer Assisted Research in the Humanities - Stanford University, California.

O maschili si Fausto

Fausto è un nome proprio di persona italiano maschile.

Contents


Varianti

  • Maschili: Faustino, Faustiniano
  • Femminili: Fausta, Faustina


Etimologia

Dal latino Faustus che significa “favorevole, benevolo, fausto, felice, prospero”.


Onomastico

Si festeggia il 19 novembre in ricordo di San Fausto d’Alessandria, mentre Fausta lo festeggia il 19 dicembre in memoria di Santa Fausta martire a Roma.


Santi e Beati

  • San Fausto
  • Santa Fausta, martire a Roma
  • Santa Fausta di Narni
  • Santa Fausta Romana
  • Santa Faustina Kowalska


Persone

  • Fausto Amodei, cantautore e musicologo.
  • Fausto Bertinotti, politico.
  • Fausto Bertoglio, ciclista.
  • Fausto Biloslavo, giornalista.
  • Fausto Coppi, ciclista.
  • Fausto Gresini, motociclista.
  • Fausto Gullo, politico.
  • Fausto Leali, cantante.
  • Fausto Nicolini, storico, scrittore e critico letterario italiano.
  • Fausto Sozzini, riformatore religioso.
  • Fausto Sestini, chimico agrario.


Variante femminile Fausta

  • Fausta Morganti, politico sammarinese.


Curiosità

  • All’uragano che si formò il 25 agosto 2002 nell’oceano Pacifico fu dato il nome Fausto.

Musica Theodosii Spassov

Theodosii Spassov è un compositore e suonatore di kaval (strumento a fiato della musica tradizionale bulgara) nato nel 1961 in Bulgaria.

La sua musica fonde diversi generi: il folk bulgaro, elementi di jazz, pop e musica classica. Ha collaborato con molti artisti, soprattutto del panorama jazz e della musica etnica, tra cui Ennio Morricone.


Collegamenti esterni

  • Sito ufficiale

Astratto. La Arshil Gorky

Vostanik Manoog Adoyan, meglio conosciuto come Arshile Gorky (15 aprile 1904 - 21 luglio 1948), pittore armeno naturalizzato americano ed esponente dell’espressionismo astratto.
Nei primi dipinti si misura ancora con i maestri del primo Novecento come Picasso nel periodo rosa e nella svolta cubista. Ma già si intravedono nel giovane pittore armeno una morfologia morbida ed elastica, senza angoli e spigoli. I colori sono caldi e soffici.


Collegamenti esterni

  • Peggy Guggenheim Collection
  • artnet - Arshile Gorky Art Images

Musica Scala di Alexander Skrjabin

La Scala di Alexander Skrjabin è una scala formata da sei suoni ricavati mediante la sovrapposizione di <math>4^e</math> giuste, <math>4^e</math> eccedenti e <math>4^e</math> diminuite (ad es. Do - Fa# - Sib - Mi - La - Re).
Fu utilizzata dal musicista alla ricerca di un “accordo mistico” per il suo “Prometeo”

Scala di Alexander Skrjabin Do:

Do, Re, Mi, Fa#, Sol, La, Sib

Musica Pausa musicale

La pausa in musica rappresenta un preciso momento di silenzio. Generalmente nella musica occidentale vengono utilizzati per indicare le pause gli stessi nomi e durata dei valori delle note. Ad esempio la pausa di semibreve vale 4/4 come la semibreve stessa o la pausa di minima vale 2/4 come la minima ecc…

Resto musica Fernando Liuzzi

Fernando Liuzzi (Senigallia, 19 dicembre 1884 - Firenze, 1940). Compositore e musicologo di origine ebraica. Studiò al Liceo “Padre Martini” di Bologna, allora presieduto da Giuseppe Martucci. Studiò pianoforte e composizione con Guido Alberto Fano e con Max Reger a Monaco.
Scrisse un importante raccolta di saggi di Estetica della Musica. Docente in varie università italiane, ebbe uno spiccato interesse per la musica medievale: in particolare curò l’edizione del Laudario di Cortona. Autore di diversi lavori per pianoforte e musica da camera, in particolare una sonata per violino e pianoforte e diverse liriche per canto e pianoforte. Genero di Mario Castelnuovo-Tedesco.

Aneddotico o Silvestro Lega

È considerato, insieme a Giovanni Fattori e a Telemaco Signorini, fra i maggiori esponenti del movimento dei macchiaioli.

Contents


Biografia

Nasce da Antonio, proprietario terriero e dalla sua seconda moglie, l’ex domestica Giacoma Mancini, terzo di diciotto figli. Dal 1838 studia nel collegio degli Scolopi di Modigliana (oggi in provincia di Forlì) e, avendo mostrato una buona propensione al disegno, nel 1843 si trasferisce a Firenze per iscriversi all’Accademia di Belle Arti dove segue i corsi di Benedetto Servolini, Tommaso Gazzarrini e Giuseppe Bezzuoli.

Tra il 1845 e il 1846 frequenta soltanto la scuola accademica di nudo, studiando privatamente nella scuola di Luigi Mussini e dello svizzero Franz Adolf von Stürler, allievo di Ingres, pittori puristi.

Nel 1848 è volontario nella guerra contro l’Austria, insieme a Mussini, ad altri allievi dello studio e al fratello Carlo. Rientrato a Firenze alla fine del 1849, non soddisfatto dell’insegnamento del Mussini col quale, dice, facevamo dei progressi ma tutti nella parte disegnativa, perché di colore ne sapevamo poco tutti e due, nel 1850 passa nello studio di Antonio Ciseri che lo incoraggia a dipingere il suo primo quadro, l’Incredulità di san Tommaso, 1850, ora conservato nella Pinacoteca Comunale di Modigliana.

Dopo aver esposto un dipinto (perduto) alla mostra annuale dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, nel 1852 Lega vince il concorso triennale bandito dall’Accademia con la tela David che placa col suono dell’arpa le smanie di Saul travagliato dallo spirito malo.

La frequentazione del famoso ritrovo artistico del Caffè Michelangelo, dove, per il carattere timido e schivo, mantiene una posizione appartata, lo spinge ad abbandonare la pittura purista per avvicinarsi al realismo.

Il 30 gennaio 1853 diviene socio dell’Accademia degli Incamminati di Modigliana. Tra il 1855 e il 1857 Lega torna nel paese natale dove il 26 giugno 1857 riceve la commissione dalla Pia Opera del Cantone di quattro lunette per la chiesa della Madonna del Cantone, La peste, La carestia, Il terremoto e La guerra, ultimate nel 1863.

Nel 1859 partecipa al concorso indetto da Bettino Ricasoli, ottenendo un premio minore con La battaglia di Varese, opera non rintracciata. Lega esegue molte tele di soggetto militare, tra cui Imboscata di bersaglieri italiani in Lombardia e Ritorno di bersaglieri italiani da una ricognizione, esposte entrambe nel 1861 alla Promotrice di Belle Arti e alla I Esposizione Nazionale Italiana alle Cascine fiorentine.

L’anno successivo inizia la stagione più felice dell’artista: ospite dalla famiglia Batelli nella casa lungo il torrente Affrico, si lega sentimentalmente alla figlia maggiore Virginia; inizia ricerche pittoriche en plein air e promuove, con Telemaco Signorini, Giuseppe Abbati, Odoardo Borrani e Raffaello Sernesi, la nascita della scuola di Piagentina, piccola località nei dintorni di Firenze. Qui esegue alcuni dei suoi quadri più noti, del 1863 sono: Il primo dolore e L’educazione al lavoro (Montecatini Terme, Collezione Dini), in quest’ultimo se la postura della bambina accovacciata ai piedi della madre e la composizione severa, sonmo di matrice purista, del tutto nuovo è il valore attribuito alla luce che diviene protagonista assoluta della scena. Del 1864 è La curiosità; successivi sono Il canto di uno stornello, (1867) e Una visita, (1868). Un dopo pranzo (il pergolato) (1868: Milano, Pinacoteca di Brera), esposto alla Promotrice di Firenze, la visione nitida e la semplicità strutturale della scena sembrano ispirate dalla pittura del primo Quattrocento italiano. Nella tela l’artista immerge le figure e il paesaggio in una luce calda che impregna anche il pergolato, e per le ombre alterna ai gialli delle zone luminose tonalità più scure.

Dopo aver ottenuto notevole successo alla Promotrice genovese e alla Nuova Promotrice fiorentina nel 1865, in occasione di Firenze capitale e del Centenario dantesco, Lega presenta due opere ad una mostra organizzata dai Macchiaioli nelle sale dell’Accademia.

Al’Esposizione Nazionale di Parma del 1870 presenta Bambine che giocano alle signore, premiato con la medaglia d’argento. La morte per tubercolosi, in quell’anno, di Virginia Batelli gli provoca una crisi depressiva aggravata dal manifestarsi di una malattia agli occhi.

Nel 1873 dipinge Gli ultimi momenti di Giuseppe Mazzini; nel 1875 apre, insieme con Borrani, una galleria d’arte in piazza Santa Trinità che però chiude per fallimento l’anno dopo. Nel 1878 partecipa all’Esposizione Universale di Parigi con Il cuoco, (ubicazione ignota) e l’anno dopo con La lezione, ora nel Municipio di Peschiera del Garda, alla I Mostra internazionale Società Donatello.

In difficoltà economiche, nei primi anni ottanta Lega frequenta la famiglia Tommasi, come maestro dei figli Angiolo e Lodovico, a Bellariva, presso Firenze e nella loro villa a Crespina, presso Pisa. Dal 1886, grazie all’interessamento dell’allievo Angiolo Tommasi, conosce e frequenta la famiglia Bandini nella villa di Poggio Piano al Gabbro, nell’entroterra livornese; qui inizia a dipingere le Gabbriggiane, paesaggi e figure locali.

Nel 1889 partecipa all’Esposizione Universale di Parigi e alla Promotrice di Firenze. Tra il 1892 e il 1893 al disturbo agli occhi, una cataratta che lo rende quasi cieco, si aggiunge un tumore allo stomaco che lo porterà presto alla morte.

Nel 1894 cerca invano di vendere allo Stato il dipinto Riposo di una gabbriggiana, ora in collezione privata. L’anno dopo muore all’ospedale fiorentino di San Giovanni di Dio.


Dal purismo alla macchia

Quando Lega si unisce al gruppo dei macchiaioli è già passato dal quadro storico di sapore accademico a un forma di purismo fondata su un disegno essenziale, distinguendosi degli altri macchiaoli per una poetica di sereni sentimenti quotidiani, per la sua adesione alla semplicità e agli affetti della borghesia di provincia e “se l’ispirazione è spesso addirittura descrittiva, l’espressione invece è riferibile all’incontro di un classico naturalismo con un sentimento schiettamente romantico” (Tinti) “un naturalismo a tal punto filtrato dalla fantasia, talmente privo di artifici retorici e ricco di umori, che lo si potrebbe definire “naturalismo poetico” (Matteucci)

Nel 1865, Lega espose La nonna, dipinto del 1862, all’Accademia di Belle Arti di Firenze, in occasione delle celebrazioni del sesto centenario della nascita di Dante e della prossimità della scelta di Firenze come futura capitale italiana. Ma Lega non scelse un tema celebrativo bensì un soggetto intimo e domestico. “Nella sua energia inventiva del 1864 si potrebbe quasi parlare di una specie di disponibilità femmineamente passiva nel recepire le impressioni del mondo circostante, appunto costituito in gran parte da presenze di donne e bambini, con cui il colloquio è percettibile nelle sue cadenze più dolci. Più che di passività, si tratta però di un momento particolarmente introspettivo a cui inducono le stesse evenienze private”. (Matteucci)

Nel novembre del 1865 presenta a Genova Due bambine che fanno le signore, scena di vita ingenua e quotidiana, “con tutte quelle implicazioni di carattere psicologico, prospettico, disegnativo, compositivo, luminoso e cromatico, che sono suggerite dalla realtà, ma che egli filtra secondo una formazione purista non mai rinnegata” (Matteucci).

Il canto dello stornello, del 1867, uno dei dipinti inviati a Torino nell’aprile del 1868, insieme a Fiori di spine e Una visita, mostra le tre figlie, Maria, Isolina e Anna Cecchini, che prendevano lezioni di pianoforte da Virginia Batelli, l’amica del Lega, intente a cantare accompagnate al pianoferte dalla terza. È una prova dell’intimismo lirico e domestico di Lega; la scena in controluce di fronte ad una finestra dalla quale entra una luce bianca, in un ambiente pulito e ordinato, trasmette una sensazione di serenità e di pace.

Un dopo pranzo, oIl pergolato, del 1868, mostra la serenità di un piccolo mondo, qui come chiuso in un giardino discreto ma ravvivato dagli scintillii dei controluce, in cui il calore della luce nella fissità del primo pomeriggio crea un delicato effetto atmosferico, in una fusione tonale di luce e colore.

Per l’Argan, Un dopo pranzo “ricorda le contemporanee ricerche impressioniste en plein air ma, “al confronto, il dipinto di Lega appare aneddotico: non s’impone allo spettatore con la pienezza della sua realtà, lo interessa come un aspetto gradevole e ben interpretato del reale. La pittura di Lega è severa, non indulge a frivolezze descrittive o narrative, ma utilizza due sistemi narrativi diversi che si sovrappongono senza fondersi: la macchia e la prospettiva…qui le macchie del colore e della luce sono costrette a disporsi secondo un preordinato telaio prospettico (i tralicci della pergola, le file dei mattoni nel pavimento, il muricciolo, i cipressi lontani). Per quanto sonore e vivaci, le note cromatiche e luminose non fanno lo spazio, come, a esempio, le Donne in giardino di Monet, ma riempiono una spazio dato; non muovono lo spazio imponendogli il loro ritmo, si muovono lungo i percorsi obbligati di uno spazio immobile. E poiché, muovendosi, appaiono come mutevoli rispetto a una realtà che non muta, la loro presenza è episodica: se, per ipotesi, l’armatura prospettica scomparisse, la saldezza cromatica si dissolverebbe in vapori colorati, come in Tranquillo Cremona o in Daniele Ranzoni”.

Da questa fase pacata, in cui il mondo è visto ottimisticamente segue, specchio delle difficoltà della sua esistenza, una fase concitata, “un impulso espressivo veemente e drammatico che gli fa riscoprire un’anima violenta e tempestosa” (Pischel), dove “la pennellata si frange, si strappa, diventa sempre più febbrile e fremente, cosi da sembrare a volte malcerta e tremante” (Tinti).

La Gabbrigiana in piedi fu dipinta nel 1888 a Gabbro, “un mondo complesso e articolato, dai caratteri specifici e autonomi, ricco di tradizioni proprie, vitale nei suoi costumi popolari e nei principi che alimentavano i rapporti sociali”, dove Lega era ospite dal 1886 della famiglia Bandini. Lo stile del Gabbro è improntato nel vigore espressivo delle figure di “contadine fiere e vigorose, nobilitate nella loro femminilità rustica…il grande ritratto che egli fa di una Gabbrigiana in piedi, riprendendola nel suo regno, è un monumento in omaggio alla sua condizione di protagonista plebea così nettamente precisata nel suo piglio intemperante, da proporsi come anticipazione di un qualche personaggio di prima fila del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo”. (Matteucci)

Il Pagliai al sole, del 1890, ha colori intensi ed esprime un sentimento che appare insieme delicato e aspro, come se fosse dipinto “a tentoni, con fervore e insieme con timore, lasciandosi guidare il pennello da una specie di rabdomanzia pittorica” (Pischel).


Un pittore nella storia italiana

La carriera artistica di Lega è tipica, nel suo svolgimento in sintonia con le vicende storiche italiane: partito da una formazione accademica, con l’avvento delle istanze progressive del Risorgimento si avvicina, inizialmente con cautela, alla corrente artistica più democratica che l’Italia potesse allora offrire, quella macchiaiola della Toscana liberaleggiante dei Lorena, scuola che, rifiutandosi di ritrarre re, nobili, generali, alti funzionari e cardinali, si volgeva al paesaggio, alla vita contadina e ai proprietari di quelle terre ai quali credeva dovessero affidarsi i destini economici e politici di una nuova e migliore Italia: proprietari benestanti e non necessariamente ben pensanti, attenti ai loro interessi e amanti dell’ordine ma aperti alle novità e consapevoli della necessità di una nuova moralità e di un nuovo ordine.

Di questa classe Lega fu il cantore, consapevole o meno: sui vecchi valori della pittura accademica, dal disegno prospettico e la composizione ordinata, innestò i nuovi valori del colore a macchia, del colore - luce, una nuova luce che calava sui vecchi valori che rimanevano tuttavia fondanti della composizione, e sovrapponendo alle vecchie velature una controllata patina romantica, il sentimento della bontà e della semplicità, della serenità e della pulizia di cui quella classe era, secondo lui, portatrice.

Dissoltosi dapprima il gruppo dei macchiaioli, svanite poi le illusioni di progresso e democrazia, cadute infine le maschere dei buoni valori, crolla in Lega il supporto che reggeva le sue composizioni e fuggono i clienti, che non lo comprendono e forse lo disprezzano, perché quei valori sono dissolti e il pittore non può più rappresentarli; il colore, privo della trama che gli dava ordine e lo guidava nei percorsi della composizione, resta un grumo disfatto sulla tela.


Opere

  • Il sacro cuore di Gesù, olio su tela, Tredozio, Forlì, Chiesa della Compagnia e Oratorio della Beata Vergine delle Grazie
  • La casa di don Giovanni Verità, 1855, olio su tavola, 37 x 28, Livorno, Museo civico
  • Episodio della guerra del 1859 - Ritorno di bersaglieri italiani da una ricognizione, 1861, olio su tela, 57,5 x 95, Firenze, Galleria d’ Arte Moderna di Palazzo Pitti
  • Ritratto di Giuseppe Garibaldi, 1861, olio su tela, 111 x 78,4, Museo Civico Modigliana
  • Tra i fiori del giardino, 1862, olio su tela, 49 x 59, Collezione privata
  • Il primo dolore, 1863, olio su tela, 39,5 x 50, Genova, Palazzo della Provincia
  • L’educazione al lavoro, 1863, olio su tela, 87 x 65, Montecatini Terme, Collezione privata
  • L’elemosina, 1864, olio su tela, 71,8 x 124, Collezione Privata
  • La nonna, 1865, olio su tela, 59 x 70, Collezione privata
  • Due bambine che fanno le signore - Divertimento infantile, 1865, olio su tela, 57,5 x 94, Collezione Privata
  • Un dopo pranzo, 1868, olio su tela, 75 x 93,5, Milano, Pinacoteca di Brera
  • La visita, 1868, olio su tela applicata su tavola, 31 x 60, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna… Fra t amo
  • I fidanzati, 1869, olio su tela, 33,5 x 77, Milano, Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci
  • La lettura, olio su cartoncino applicato su tavola, Bari, Pinacoteca Provinciale
  • Donna con edera, olio su tavola, Genova Nervi, Raccolte Frugone
  • Una madre, 1884, olio su tela, 191 x 124, Collezione privata
  • Gabbrigiana in piedi, 1888, olio su tela, 140 x 86, Collezione privata
  • Pagliai al sole, olio su tavola, 28 x 38, ca 1890, Piacenza, Galleria Ricci Oddi
  • Il pergolato, olio su tavola.


Bibliografia

  • Dario Durbé, Silvestro Lega, Bologna, 1973
  • Piero Dini, Silvestro Lega, gli anni di Piagentina, Torino, Allemandi, 1984
  • Giuseppe Mesirca, Silvestro Lega, Firenze, 1985
  • Giuliano Matteucci, Silvestro Lega, l’opera completa, Firenze, Giunti 1987
  • AA.VV., Silvestro Lega, Milano - Firenze, 1988
  • Francesca Dini, Silvestro Lega da Bellariva al Gabbro, Polistampa, 2003


Mostre

  • Silvestro Lega I macchiaioli ed il Quattrocento, presso i Musei San Domenico di Forlì. Data: 14 gennaio – 24 giugno 2007


Collegamenti esterni

  • Silvestro Lega in Artcyclopedia

Alle più RaiStereoUno

RaiStereoUno fu un canale radiofonico della RAI, nato l’8 novembre 1982 come “estensione” in modulazione di frequenza della prima rete radiofonica RAI (Radio1).

La programmazione nella fascia dalle ore 6.00 alle 15.00 era identica a quella di Radio1 in onde medie; dalle 15.00 alle 24.00 si sganciava invece dalla rete principale (tranne che per i Gr e i notiziari sul traffico) con programmi destinati ad un pubblico giovanile generalista, con una particolare attenzione alle nuove tendenze e ai nuovi gruppi nei programmi della fascia serale.

Dalle 24.00 alle 6.00 la programmazione si unificava con quella di RaiStereoDue per Rai Stereo Notte, ormai rimasto nella memoria come programma “cult” dedicato alla musica abitualmente non programmata dalle emittenti commerciali.

RaiStereoUno chiuse la sua vicenda il primo aprile 1991, diventando StereoRai.

Quattro tromboni Strage della circonvallazione

È definito strage della circonvallazione l’attentato mafioso che venne messo in atto il 16 giugno 1982 sulla circonvallazione di Palermo. Vi morirono il boss catanese Alfio Ferlito e quattro carabinieri (Salvatore Raiti, Silvano Franzolin, Luigi Di Barca e Giuseppe Di Lavore) che lo stavano scortando in carcere da Enna a Trapani. Il mandante di questa strage era Nitto Santapaola, che da anni combatteva contro Ferlito una guerra per il predominio sul territorio etneo.


Collegamenti esterni

  • Giuseppe Fava. I quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa. «I Siciliani», gennaio 1983.

Musica elettroacustica come Fabio Cifariello Ciardi

Fabio Cifariello Ciardi (Roma, 1960) è un compositore italiano di musica contemporanea strumentale ed elettroacustica.

Ha ricevuto diversi premi musicali in concorsi nazionali e internazionali, tra cui:

  • Ennio Porrino, 1989, Cagliari
  • L. Russolo, 1992, Varese
  • MusicaNova, 1993, Praga
  • ICMC CD-selection, 1993, Tokyo
  • Olympia, 1993, Atene
  • Spectri Sonori, 1993, Tulane
  • XXV Concours International de Musique Electroacoustique, 1998, Bourges
  • V.Bucchi, 1999, Roma
  • ICMC selection, 2000, Berlino
  • Premio Nuova Musica - 39° Concorso Internazionale di Canto Corale C.A.Seghizzi, 2000, Gorizia
  • VideoEvento d’Arte, 2000, Torino
  • ISCM selection, 2002, Göteborg
  • HK.5 Rimusicazioni Film Festival, 2003

Ha inciso con numerose etichette in Italia e all’estero, compresa la “Unesco CIME - Cultures Électroniques”.

Alcuni suoi lavori gli sono stati commissionati da importanti gruppi e fondazioni, come l’Orchestra Sinfonica di Sanremo, l’Orchestra Sinfonica di Perugia, l’Orchestra di Roma e del Lazio, l’Instituts für Neue Musik di Friburgo, l’Università di Singapore, lo Stockholm Electronic Music Studio.

Strumentale ricordiamo i Pelican

I Pelican sono una band post-metal strumentale di Chicago. Sono uno dei nomi più importanti dell’emergente scena post-metal insieme a Neurosis, Isis ed altri - fra l’altro, l’etichetta che li produce è la Hydrahead, fondata da Aaron Turner, membro degli Isis, etichetta particolarmente attiva nel fitto underground post-metal Americano.

Contents


Stile

La musica dei Pelican, completamente strumentale, si rifà ai movimenti post-metal, per la compattezza del sound e per certi schemi, ma soprattutto al post-rock, come gli Explosions in the Sky, per la lunghezza dei brani e per la strutturazione spesso basata su lunghi crescendo e alterni fra parti più melodiche ed altre più pesanti (rifacendosi al già citato post-metal).


Membri

  • Larry Herweg (batteria)
  • Bryan Herweg (basso)
  • Trevor de Brauw (chitarra)
  • Laurent Lebec (chitarra)


Discografia

  • Pelican (EP) (2001)
  • Australasia (2003)
  • March Into The Sea (EP) (2005)
  • The Fire in Our Throats Will Beckon the Thaw (2005)
  • City of Echoes (2007)


Collegamenti esterni

  • Hydra Head Records
  • Sito ufficiale
  • Pagina Myspace della band
  • Merchandise

Musica Musica di sottofondo

La musica di sottofondo, nota anche come BGM dall’acronimo dell’inglese background music, è la musica che accompagna ad esempio le scene di un film, di un telefilm, di un cartone animato, o comunque la fruizione di una qualsiasi opera artistica in senso lato che non sia musica essa stessa. Può anche essere considerata la parte solo strumentale della più ampia colonna sonora, che ricomprende anche le eventuali canzoni.

Sia tecniche di sintesi Psicoterapeuta

Lo psicoterapeuta é un professionista (medico, psicologo, psichiatra) che applica tecniche e programmi che hanno un preciso indirizzo psicologico, con lo scopo di operare interventi terapeutici rispetto a patologie di origine psicologica.

Lo psicoterapeuta deve rispettare il regolamento deontologico del suo Ordine professionale, deve aver ricevuto una formazione adeguata (per legge, una specializzazione quadriennale post-lauream, ottenuta presso una Scuola pubblica o privata riconosciuta dal MIUR), deve essere aggiornato sulle tecniche che va applicando, avere una preparazione multidisciplinare per poter affrontare tutte le varie sfaccettature che caratterizzano i disturbi psichici, ma anche i deficit, i disagi, le difficoltà che caratterizzano il soggetto che si fida della sua preparazione, specializzazione e, soprattutto, della sua esperienza specifica, sia teorica che applicativa.

In alcuni approcci teorici (prevalentemente in quelli di tipo cognitivo-comportamentale), per verificare l’efficacia degli interventi psicoterapeutici gli specialisti utilizzano anche scale valutative specifiche, che obbiettivano le modificazioni indotte dal trattamento.

Ludwig van Beethoven WoO Lettera all’amata immortale

La Lettera all’amata immortale (in tedesco Briefe an die unsterbliche Geliebte) è un documento manoscritto di Ludwig van Beethoven.

Si tratta di un gruppo di tre lettere redatte il 6 e il 7 luglio 1812 mentre Beethoven seguiva una cura alle Terme di Teplitz in Boemia. Il loro destinatario era una donna di cui il compositore era profondamente innamorato. La sua identità è rimasta ancora oggi sconosciuta: si tratta dell’enigma principale dei biografi di Beethoven. Sembra certo che queste lettere non furono mai inviate: furono trovate in una credenza nei giorni che seguirono la morte del compositore, in un lato di un altro importante documento, il Testamento di Heiligenstadt.

I nomi di Joséphine von Brunsvik e soprattutto di Antonia Brentano sono coloro che sorgono più chiaramente dagli studi dei coniugi Massin e di Maynard Solomon. Ma il piccolo dipinto di donna
ritrovato accanto a questi documenti non corrisponde nelle fattezze a nessuna di queste donne, e l’enigma sarà forse destinato a rimanere tale.


Bibliografia

  • Jean et Brigitte Massin, Beethoven, Fayard, 1967, p. 232-34 (ISBN 2-213003483)
  • Michel Lecompte, Guide illustré de la musique symphonique de Beethoven, Fayard, 1995, p. 321 (ISBN 2-21303091X)
  • Maynard Solomon, Beethoven, Fayard, 2003 (ISBN 2-213613052)


Collegamenti esterni

  • stefanbaldi.de — Versione originale in tedesco
  • lvbeethoven.com — Amate immortali

Musica Unisono

Si dice unisono il rapporto tra due voci o parti che hanno il medesimo suono nello stesso tempo.

È il rapporto di uguaglianza tra suoni di medesima frequenza (pur se di timbro differente).


Voci correlate

  • Intervallo
  • Cent

Campionamento. Il Larghezza di banda

La larghezza di banda (di una trasmissione, di un segnale o di un canale di comunicazione) è la velocità di trasmissione dell’informazione: nel caso delle comunicazioni digitali la banda si misura direttamente in bit al secondo (più comunemente si usano i suoi multipli: kbit/s, Mbit/s ecc.), mentre per le comunicazioni analogiche la banda si misura in modo indiretto, ed è data dall’intervallo di frequenze occupato dal segnale: per esempio, una comunicazione telefonica analogica occupa le frequenze che vanno da 300 a 3400 Hz, quindi ha una banda di 3100 Hz (cioè 3400 - 300).

L’intervallo di frequenze è strettamente correlato alla quantità di informazione che può fluire attraverso un canale, in base al teorema del campionamento di Nyquist-Shannon.

Per banda di un canale di comunicazione (qualsiasi) si intende la sua massima velocità di trasmissione, cioè la massima quantità di informazione che esso può trasmettere nell’unità di tempo (massima banda disponibile); per banda di un segnale (qualsiasi) si intende invece la minima velocità di trasmissione necessaria perché possa essere trasmesso senza errori o distorsione (minima banda necessaria). Nel caso delle comunicazioni digitali il concetto è, come già detto, semplice: nel caso analogico invece il significato di banda è più articolato ed ha a che fare con i limiti di frequenza e con il rumore di fondo.

Contents


Banda passante

In elettronica ci si riferisce comunemente alla banda nel senso di banda passante, cioè l’intervallo di frequenze che un dato segnale contiene, o che un dato apparecchio è in grado di trattare. Più specificamente, data la risposta in frequenza di un dato dispositivo o segnale, la sua banda passante è la differenza fra le due frequenze minima e massima (cioè quelle che vengono attenuate di 3 dB) che esso lascia passare. Allo stesso modo l’ampiezza di banda di un filtro elettronico è la parte del responso di una frequenza di un filtro che giace all’interno di 3 dB del suo picco.


Banda di un segnale analogico

Per i segnali analogici la banda è l’intervallo di frequenze (dalla minima alla massima) che contengono la maggior parte dell’energia del segnale: in teoria infatti il contenuto di frequenze di un segnale analogico (che non sia costituito da una o più sinusoidi pure) è infinito: perciò la banda da assegnare ad un dato segnale è scelta in base ad un criterio di tipo utilitaristico (quanto vogliamo che il segnale sia fedele all’originale?) e le parti al di fuori dell’intervallo di frequenza scelto vengono eliminate con dei filtri, esplicitamente o implicitamente.

Per esempio, un segnale audio ha una banda che va da 20 a 20.000 Hz (totale 20 kHz, trascurando il limite inferiore), anche se esistono alcune persone capaci di udire anche al di là di questi limiti; una trasmittente radio FM ha una banda di 50 kHz, anche se lo spettro di frequenza prodotto dalla modulazione ha armoniche anche molto al di là di questo limite.


Banda di un canale di comunicazione analogico

Nel caso di un canale di comunicazione analogico (cavo coassiale, doppino telefonico, ponte radio ecc.) la banda passante è determinata dall’intervallo di frequenze che tale canale è in grado di trasmettere efficacemente; la quantità di informazione che il canale è capace di portare, invece, dipende non solo dalla banda passante ma anche dalla gamma dinamica che il canale è in grado di garantire (vedi oltre).


Rapporto fra banda digitale e banda analogica

L’equivalenza fra i due tipi di banda è data dall’operazione di campionamento necessaria per trasformare un segnale analogico in uno digitale: per farlo dobbiamo stabilire la frequenza di campionamento e il numero di bit di ciascun campione, stabilendo così una banda digitale “equivalente” a quella analogica. Il teorema del campionamento ci dice che, per poterlo rendere correttamente, un segnale analogico deve essere campionato almeno ad una frequenza doppia della sua banda passante; per il numero di bit per campione dobbiamo confrontare il rapporto segnale/rumore (che equivale alla sua dinamica) del nostro segnale con la dinamica di campionamento, che è di 6 dB per ogni bit per campione utilizzato, e adottare un numero di bit per campione che ci garantisca una dinamica almeno pari a quella originale.

Così, per esempio, una conversazione telefonica che ha una banda di 3100 Hz e un rapporto segnale/rumore di circa 45 dB può venire digitalizzata con 8 bit per campione (48 dB di dinamica) e una frequenza di 6200 Hz ottenendo una banda digitale di 48,5 kbit/s (tutte le compagnie telefoniche del mondo allocano 4 kHz per ogni canale telefonico analogico: perciò quando si trattò di digitalizzare la rete telefonica analogica, la frequenza di campionamento unanimemente scelta fu di 8 kHz, originando quindi una “banda telefonica” mondiale standard di 8 * 8000 = 64 kbit/s).

Questo risultato sembrerebbe essere in contraddizione con l’esistenza dei modem analogici V90 a 56K: come è possibile che questi possano trasmettere 56 kbit/s attraverso un canale che ne porta solo 48,5?
Per capirlo, bisogna prima notare che il collegamento di questi modem è asimmetrico: ricevono dalla centrale telefonica a 56K ma trasmettono a 33,6 kbit/s.
Il “trucco” sta nello sfruttare il convertitore digitale-analogico della centrale telefonica, pilotandolo direttamente dal circuito modulatore e abbassando il rumore di conversione: questo permette di aumentare il rapporto segnale-rumore (ma solo in trasmissione) e quindi la dinamica disponibile.


Voci correlate

  • Banda (informatica)
  • Banda (radio)
  • Banda larga
  • Banda stretta
  • Baud
  • Bit rate
  • Filtro elettronico
  • Filtro passa-banda
  • Hedy Lamarr
  • Modulazione
  • Spread spectrum

Così Così com’è

Cosi com’è, pubblicato nel 1996, è uno degli album discografici di maggiore successo del duo italiano, Articolo 31.
In toni ironici J Ax assieme al DJ Jad critica la società, ma riesce anche a emozionare con pezzi romantici e malinconici. L’album venderà più di 600.000 copie e diventerà, così, uno dei più apprezzati lavori della band italiana.

Contents


Tracce

  1. Da un nastro (strumentale)
  2. Un urlo
  3. Tranqi funky
  4. 2030
  5. Così com’è
  6. Domani
  7. Non c’è rimedio
  8. Gigugin
  9. Fatti un giro
  10. Fatti in là (strumentale)
  11. Così e cosà
  12. Tocca a me
  13. Latin Lover
  14. Con le buone
  15. L’impresa eccezionale
  16. Sono l’M.C
  17. Il funkytarro
  18. Sono fuori


Singoli estratti

I singoli estratti dall’album sono Tranqi funky, il Funkytarro, 2030 e Domani che hanno tutti riscosso un elevatissimo successo tra i giovani nel mezzo degli anni ‘90.


Formazione

  • Alessandro Aleotti (voce)
  • Luca Perrini (tastiera)


Collaborazioni

Nel b-side del singolo il Funkytarro, Cavalieri senza re vi è la partecipazione di Grido, fratello di J Ax e altri membri della Spaghetti Funk crew.
Inoltre vi è la collaborazione con Lucio Dalla nel pezzo L’impresa eccezionale che riprende Un disperato erotico stomp, grande successo degli anni ‘70.


Voci correlate

  • Articolo 31
  • Spaghetti Funk
  • Scena musicale del 1996
  • Messa di vespiri


Collegamenti esterni

  • Sito ufficiale degli Articolo 31
  • Testi dei brani dell’album